domenica 6 novembre 2016

Storie di donne. Annette Kellerman ed i costumi da bagno


Annette Kellerman nasce il 6 luglio 1887 a Darlinghurst, Australia, da un violinista e da una pianista ed insegnante di musica. La storia di Annette ha inizio con dei gravi problemi alle gambe che già all'età di sei anni la costringono ad usare dei dolorosi sostegni in acciaio, qualcosa di simile a quelli che tutti abbiamo visto indossare al piccolo Forrest Gump. I genitori, per far sì che il suo corpo diventasse più forte e muscoloso e fosse in grado di sorreggerla, la iscrivono ai corsi di nuoto a Sydney: a tredici anni Annette camminava perfettamente, a quindici padroneggiava tutti gli stili, aveva vinto la sua prima gara di nuoto e conosceva anche le tecniche d'immersione.
Era il 1902 ed Annette decise che il nuoto sarebbe stato il suo destino. Fu così che iniziò a prendere parte a gare via via sempre più importanti, diventando nell'arco di breve tempo campionessa del miglio del Nuovo Galles del Sud con un record di trentatré minuti e quarantanove secondi. Nello stesso anno la famiglia si trasferì a Melbourne per seguire la carriera della madre ed Annette iniziò ad esibirsi in pubblico sia nel nuoto che nei tuffi; talvolta si presentava vestita da sirena e nuotava due volte al giorno all'Exhibition Aquarium in una grande vasca di vetro piena di pesci colorati.

Dopo aver nuotato nello Yarra, il fiume che attraversa Melbourne, ed essersi esibita in tutta l'Australia, seguì il padre in Inghilterra dove attirò l'attenzione mondiale nuotando nel Tamigi per oltre 13 miglia, circa 21 km. A diciotto anni, poi, fu la prima donna a tentare la traversata della Manica a nuoto, la prima impresa che non le riuscì e che tentò, senza successo, altre due volte.
A partire dal 1906 Annette iniziò a lasciare la carriera agonistica privilegiando quella artistica: si esibì a Londra, a Chicago, a Boston, a New York nei più grandi teatri d'Europa, America e Australia guadagnandosi i soprannomi di Australian Mermaid (sirenetta australiana) e Diving Venus (Venere tuffatrice). I suoi spettacoli non contemplavano più solo numeri d'acqua ma anche esibizioni di danza, camminate sul filo, acrobazie. Nel 1907, al New York Hippodrome, si esibì in una vasca di vetro in quello che viene considerato il primo balletto acquatico, grazie al quale ad Annette viene attribuita l'invenzione del nuoto sincronizzato.
La carriera agonistica ed artistica di Annette Kellerman non sono tuttavia le uniche ragioni per cui è passata alla storia: la Kellerman, proprio durante quell'esibizione del 1907, si rese anche protagonista di quello che oggi ci appare come un singolare fatto di cronaca. Ma facciamo un passo indietro.

Com'erano i costumi da bagno agli inizi del Novecento? Be', diciamo che non differivano molto dagli abiti normali, nel senso che - soprattutto quelli da donna - non lasciavano scoperta una gran porzione di pelle, anzi: di pelle nuda in spiaggia se ne vedeva quanta in città. Mostrare parti di corpo scoperte sarebbe stata un'indecenza imperdonabile, e poi i canoni di bellezza volevano donne dalla pelle candida, pallida, senza imperfezioni, sicché l'abbronzatura veniva rifuggita come una malattia.
Il costume da donna era costituito da due parti, un vestito che copriva dalle spalle alle ginocchia ed un pantalone che scendeva fino alle caviglie con tanto di tipici sbuffi e svolazzi di stoffa da indossare con le calze ed immancabili accessori quali scarpette e voluminosi cappelli con visiera.
E cosa c'entra, vi chiederete voi, Annette Kellerman con tutto questo?

C'entra, perché Annette Kellerman si fece promotrice del diritto delle donne di indossare una tenuta da spiaggia se non più scoperta, quanto meno più attillata, così da favorire il movimento in acqua. Il suo costume destò com'era prevedibile grande scalpore e le cose degenerarono quando, poco tempo dopo, Annette si mostrò in una spiaggia di Boston con un costume in due pezzi che lasciava scoperti collo, braccia e gambe.

Il pezzo unico di Annette

Annette Kellerman fu arrestata con l'accusa di atti osceni.
L'arresto, tuttavia, ebbe il solo effetto di scatenare un dibattito pubblico che portò infine all'approvazione dell'innovativa mise della Kellerman, che portò addirittura alla creazione di una linea di costumi da bagno per signore intitolate al suo nome.
A segnare la definitiva vittoria del modello furono le Olimpiadi del 1912, le prime in cui le donne furono ammesse alle gare di nuoto ed alle quali le atlete indossarono costumi ispirati a quello di Annette, un modello che nonostante questo continuò a dividere l'opinione pubblica per molto tempo: se nel 1920 la prestigiosa rivista Harper's Bazaar lodava la nuotatrice, attribuendo al suo costume caratteri eleganti e raffinati, nel 1943 negli Stati Uniti erano ancora considerati una prova d'indecenza.

Il costume che costò ad Annette
l'accusa di "atti osceni"

Quante storie per un costume da bagno, eh?
Il processo di accettazione di una mise da spiaggia più comoda, più pratica, e forse anche più carina esteticamente fu lento e faticoso, un processo al quale senza dubbio Annette Kellerman diede una spinta decisiva. Nel corso degli anni '20 anche molte donne comuni iniziarono, dov'era almeno permesso, ad indossare lo scandaloso due pezzi Kellerman ma, che ci crediate o no, la lunghezza dei costumi veniva misurata all'arrivo in spiaggia; qualora una signora si fosse presentata con una tenuta più corta di quanto fosse considerato accettabile, era obbligata a pagare una multa.


Doveva sembrare impossibile, a quei tempi, che un giorno le donne si sarebbero presentate al mare coperte soltanto da due pezzetti di stoffa. Eppure già negli anni '40 ci pensò il sarto francese Louis Réard, che riprendendo un'idea di Jacques Heim, inventò il bikini per come lo conosciamo oggi.
Micheline Bernardini
e il primo bikini
Réard doveva essere ben consapevole dell'impatto che la sua idea avrebbe avuto sulla società, dal momento che lo chiamò come l'atollo di Bikini nelle isole Marshall, dove all'epoca gli americani conducevano test nucleari: il suo bikini avrebbe avuto lo stesso effetto di una bomba atomica, pensava Réard, e non si sbagliava. All'inizio non trovò neppure una modella disposta ad indossarlo e dovette ripiegare sulla spogliarellista del Casino de Paris, Micheline Bernardini.
Fu proprio la Francia, patria della libertée, l'unico luogo in cui il bikini ebbe successo, le francesi le uniche donne abbastanza coraggiose e smaliziate da indossarlo. L'immagine e l'idea stessa di bikini furono infine sdoganate da un film, E Dio creò la donna, dove una giovanissima e - neanche a dirlo - bellissima Brigitte Bardot indossava un grazioso bikini a fiori che fece ricredere milioni di donne. Dopo di lei molte altre dive iniziarono a sfoggiarlo, ed il bikini divenne finalmente un capo estivo immancabile nell'armadio di ogni donna. Forse non vi stupirà scoprire che, anche in questa occasione, l'Italia arrivò tra gli ultimi Paesi ad accettarne liberamente l'utilizzo in pubblico: nel 1950 l'allora Ministro degli Interni Mario Scelba ancora ordinava ai poliziotti di setacciare le spiagge per accettarsi che i pochissimi bikini presenti fossero in regola in quanto a grandezza e decenza.

Brigitte Bardot in E Dio creò la donna




8 commenti:

  1. Cosa dire, se non che noi italiani ci facciamo sempre riconoscere?
    L'articolo è molto interessante! Sai che non mi ero mai interrogata sulla nascita del costume? In effetti è stato un bel giro di vite!

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    1. Nemmeno io in realtà mi ero mai interrogata su questo particolare, però mi affascina l'origine delle cose comuni, che oggi diamo per scontate ed utilizziamo con disinvoltura ma che necessariamente celano delle storie come questa, e quindi ogni tanto mi diverto ad indagare ^^

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  2. Molto interessante questo articolo!

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  3. Non conoscevo la Kellerman! Grazie per avermi fatto scoprire la sua storia :)

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    1. Ma di nulla, grazie a te per averla letta!

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  4. Delizioso questo post, oltre che interessante.
    Mi pare ci sia stato un film sulla Kellerman, un vecchissimo film in bianco e nero che vidi una vita fa. Per restarmi impresso vuol dire che la storia mi aveva colpito molto.
    Riguardo allo scandalo scatenato dal costume, beh, mi capita di pensare a come susciti scandalo che culture diverse dalla nostra non ammettano abitudini che un tempo era vietate anche nel nostro mondo.

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    1. Non ci avevo pensato, è vero... Immagino che il tempo in cui si nasce faccia tutta la differenza.
      Non sapevo che esistesse un film sulla Kellerman, sarebbe interessante vederlo!

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