giovedì 18 febbraio 2016

Libero chi legge #12: Leggere Lolita a Teheran, Nafisi

Leggere Lolita a Teheran. Quando l'ho comprato era plastificato, come la maggior parte dei libri editi da Adelphi che si trovano in libreria, perciò solo scartandolo una volta pronta ad iniziarlo ho scoperto che aveva la copertina morbida, molto piacevole da tenere in mano. La mia esperienza con questo libro comincia attraverso il senso del tatto, e non è una cosa di poco conto, perché è una lettura che ha toccato ogni tasto possibile. In copertina c'è la foto di una donna coperta da un abito e dal velo nero, quello che tutti associamo automaticamente alle donne arabe; tutto quel nero non riesce comunque a smorzare la bellezza della donna che avvolge, l'attrice iraniana Leila Hatami. L'oscurità dei suoi abiti nella foto è contrastata dalla mela rossa che tiene in mano, dallo smalto celeste chiaro che si intravede sul pollice, e poi dal cielo azzurrissimo che domina lo sfondo.

Arrivato immacolato nelle mie mani, adesso questo volume è profondamente segnato – così come io sono stata profondamente segnata dai giorni trascorsi assieme. E' farcito di post-it e linguette segnalibro: quando lo leggevo di notte, a letto, la lampada proiettava l'ombra del suo profilo sulla parete alla mia sinistra che sembrava il profilo lontano di una città. Case, edifici, palazzi – magari quelli di Teheran.

La prima cosa che mi viene da dire a proposito di questo libro è che mi ha fatto sentire grata, grata di avere come passione quella per i libri perché ti capita, nella vita, di leggere cose come le pagine di Azar Nafisi, capaci veramente di aprirti la mente, ma che dico aprire: spalancare la mente. Tra le altre – tante – cose, Leggere Lolita a Teheran è un libro che fa a pezzi pregiudizi e luoghi comuni.
Che immagine abbiamo noi dell'Iran, e soprattutto delle donne dell'Iran?
Una delle cose che ho capito grazie a questo libro è che da questa parte del mondo rischiamo di avere un'immagine falsata di loro almeno quanto alcuni esponenti del loro popolo sbandierano un'immagine sbagliata dell'Occidente, nel bene e nel male – sì perché l'idea dell'Occidente da loro è o bianca o nera: o è la concretizzazione del Male da combattere, o una sorta di mondo ideale per cui vale la pena di rischiare il tutto per tutto pur di raggiungerlo. Ma noi, dell'Iran – e dei paesi arabi in generale – rischiamo di conservare un'idea altrettanto limitata e limitante.

Parlando di me ad esempio, ho avuto un periodo – durante le medie soprattutto – in cui ho letto moltissime testimonianze e biografie, perché non capivo determinati eventi – come l'Olocausto e, per l'appunto, le condizioni di vita delle donne nei paesi islamici. Per caso gli ebrei erano persone orribili che avevano fatto male a qualcuno? Le donne di quei paesi erano diverse da noi, bisognava farle rigare dritto se no chissà che combinavano? Mi chiedevo ad undici, dodici anni. Beh, il frutto delle tante letture di quegli anni mi diedero una risposta: no, tutti quegli eventi non avevano alcun senso né tanto meno valide motivazioni. Devo ammettere però che poi non sono andata oltre quel tipo di approfondimenti, e non so assolutamente nulla della cultura araba, ma non solo: mi sono resa conto, grazie ad Azar Nafisi, che non avevo mai immaginato una ragazza iraniana della mia età andare all'Università ed innamorarsi di Jane Austen, o di Gatsby o di qualunque altro protagonista della letteratura Occidentale. Mi veniva difficile persino immaginare che ad una ragazza fosse permesso andare all'Università e che se anche le fosse stato possibile, difficilmente avrebbe trovato docenti di larghe vedute che si sarebbe spinto ad insegnare agli studenti qualcosa che fuoriuscisse dall'ideologia dominante. Quest'ultima idea non è del tutto sbagliata, perché effettivamente non è scontato che una ragazza iraniana vada all'Università, che possa studiarvi serenamente e che non sia espulsa per una sciocchezza; ancor meno scontato è trovare docenti degni di questo nome, perché Azar Nafisi è l'eccezione e non la regola.

Azar Nafisi
Iniziamo parlando proprio di lei. Azar Nafisi è nata nel 1955 a Teheran, figlia dell'ex sindaco della capitale e della prima donna ad entrare nel parlamento iraniano. A tredici anni i genitori la mandano a studiare in Inghilterra, ed è da questo momento in poi che ha inizio il lungo percorso della Nafisi nell'approfondimento della letteratura Occidentale, che – scolasticamente – terminerà in America con una laurea in letteratura inglese presso la University of Oklahoma ma che personalmente porterà avanti per sempre. Nel '79 torna a Teheran dove per diciotto anni – escluso il periodo dall'81 all'87 durante il quale fu espulsa per aver violato le norme sull'abbigliamento – insegna letteratura inglese presso l'Università Allameh Tabatabai. Nel 1995, non accettando di sottostare al volere delle autorità che non le avrebbero certo permesso di mantenere i suoi corsi per come lei li aveva sempre condotti, decide di licenziarsi. A questo punto, sceglie tra le tante studentesse che ha incontrato nella sua carriera quelle più brillanti e più sinceramente appassionate alla letteratura e per loro e con loro si incontra ogni giovedì mattina a casa sua, per un seminario privato e segreto dove avrebbero letto e discusso una serie di autori e romanzi ormai vietati. E' da questo che nasce Leggere Lolita a Teheran.

Il libro è diviso in quattro parti: Lolita, Gatsby, James, Austen. In ognuna di queste, le brillanti analisi dei vari romanzi si mescolano e si intrecciano a quanto accadeva nel mentre in Iran, ai ricordi personali di Azar Nafisi, alle storie delle «sue ragazze», come affettuosamente chiama le studentesse del seminario. Quella su Lolita è la parte che personalmente ho amato di più, perché la lettura che la Nafisi ci offre del romanzo di Nabokov è di una portata potentissima, chiara ed illuminante. Quella della piccola Lolita diventa la storia di ogni popolo soggiogato da un'ideologia, dove quel popolo non è più composto da persone, da individui, ma soggetti che devono incarnare il sogno di qualcun altro. Dal punto dell'analisi letteraria, quella su Gatsby è la parte che mi è piaciuta meno, ma semplicemente perché per Gatsby non ho mai nutrito una grande passione; ma della sezione dedicata a Fitzgerald ho amato ben altri aspetti, come la lotta – anche con una parte degli stessi studenti stessi – per poterlo leggere in classe. Della parte su Henry James mi resta soprattutto l'immagine di Azar Nafisi che, di notte, quando cominciavano i bombardamenti, andava a sedersi in corridoio per poter stare più vicina ai figli, e restava a leggere Daisy Miller con la sensazione che finché fosse rimasta sveglia tutto sarebbe andato bene. La quarta parte dedicata a Jane Austen dovrebbero leggerla tutti coloro che sottovalutano la madre di capolavori quali Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, Emma. 

Leggere Lolita a Teheran è un grido d'amore per la letteratura, il ritratto e l'evoluzione della società iraniana – che può chiarirci molto le idee, da questo punto di vista – e una profonda riflessione sui diritti umani fondamentali e sui diritti ed il ruolo della donna. Nondimeno, è anche un libro scritto benissimo, che chiede e che sa poi creare un profondo coinvolgimento emotivo da parte del lettore. Nelle prime pagine Azar Nafisi ci chiede espressamente di fare lo sforzo di immaginare lei e le sue ragazze, nel suo soggiorno, che leggono Lolita a Teheran. Se non saremo in grado di visualizzare questo, non sapremo neanche incamerare tutto ciò che viene dopo. D'altronde uno dei punti su cui la Nafisi torna più spesso e nel quale sembra credere fermamente, è che la letteratura sia essenzialmente un atto di empatia: se non siamo capaci di metterci davvero nei panni di un altro, difficilmente potremo mai appassionarci ad un romanzo o affezionarci al suo protagonista. E credo sia difficile non concordare con questo suo pensiero.
Ma non sono certo "solo" le parti dedicate ai romanzi quelle che mi resteranno impresse... Le immagini che forse mi porterò dietro più a lungo sono le descrizioni delle ragazze che quando entrano a casa sua sono tutte uguali, tutte coperte, tutte nere; e poi si tolgono il velo ed ognuna esplode dei suoi colori. I punti che andrei avanti a sottolineare sono tantissimi, perché questo libro è un concentrato di intelligenza, capacità critica, lungimiranza, uno spaccato di mondo e di realtà che oggi più che mai è importante conoscere. Grazie a questo libro non ho trovato solo una lettura illuminante, ma anche una donna da prendere ad esempio. Vi lascio qui il video della sua partecipazione lo scorso anno al festival Pordenonelegge, dove discute con Loredana Lipperini di un altro suo libro, La Repubblica dell'immaginazione, dove con gli stessi espedienti e meccanismi affronta la strumentalizzazione della letteratura stavolta da quest'altra parte di mondo: nel 1997, infatti, Azar Nafisi ha deciso – a malincuore – di lasciare Teheran. E' tornata in America, dov'è diventata docente presso la Johns Hopkins University. E ha scoperto che, se in Iran c'è chi è pronto a rischiare la vita per leggere Lolita, il più grande nemico della cultura e della bellezza in Occidente è invece l'indifferenza.

«Un romanzo non è un'allegoria. (...) E' l'esperienza sensoriale di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino, non arriverete mai a identificarvi con loro, non arriverete mai al cuore del libro. E' così che si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare. Ricordate solo questo. E' tutto: potete andare.»


7 commenti:

  1. Avevo già visto questo romanzo e mi interessava molto, dopo la tua analisi mi incuriosisce ancor di più!

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    1. Ne sono felice perché va assolutamente letto!

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  2. Non mi aspettavo che questo romanzo nascondesse una storia così affascinante! Lo leggerò di sicuro. Bella recensione, scorrevole e dettagliata :*

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    1. Ti ringrazio :) neanch'io mi aspettavo tutto questo, non sapevo neanche bene di cosa parlasse in realtà, perciò è stata davvero una lettura sorprendente. Fammi sapere se ti è piaciuto, poi!

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  3. Bellissima recensione. Facendo un giro sul tuo blog, a dire il vero, sto notando che TUTTE le tue recensioni sono molto bellexD Leggere Lolita a Teheran l'ho letto anch'io (a dire il vero, l'ho pure recensito) e mi è piaciuto moltissimo! Solo, ho trovato che le ultime due parti (James e Jane Austen) non fossero all'altezza delle prime, ma questa è solo un'opinione. Un saluto!

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    1. In realtà sono d'accordo… però se le prime parti sono da 10, le ultime sono da 8, quindi mi sono comunque piaciute tantissimo. Verrò a leggere la tua recensione!
      Grazie mille per i complimenti :)
      Un abbraccio

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    2. Si, il rapporto è più o meno quelloxD Passa pure, mi fa solo piacere:) Un abbraccio!

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