mercoledì 13 gennaio 2016

Libero chi legge #9: Doppio sogno

Doppio sogno mi attendeva sulla libreria da ormai svariato tempo. L'avevo anche tirato giù una volta, forse la scorsa primavera, abbandonandolo prima della metà perché proprio non riuscivo ad entrare tra le pieghe della storia. Quant'è vero che per ogni libro esiste il momento giusto, e quant'è ancor più necessario per quest'opera che in prima pagina vien definita una novella. Ero sicura che quell'abbandono non sarebbe stato definitivo, prima di tutto perché è un racconto ambientato a Vienna ed è stato scritto negli anni '20, un'epoca ed una città che messe insieme son per me una garanzia. In quel periodo infatti la capitale austriaca fu uno dei più importanti centri culturali europei ed esercita su di me un fascino pari – ma completamente diverso per contenuti ed atmosfere – alla bohéme parigina. Kafka, Klimt, Schiele, Freud sono solo alcuni dei nomi strettamente legati a questa città, che dopo aver visitato di persona (ve ne ho parlato qui) non posso che amare di più.

Il suo autore, Arthur Schnitzler (1862-1931) fu medico, drammaturgo e scrittore. La sua produzione venne largamente influenzata dalle teorie di Freud al punto che quest'ultimo, dato il successo e la notorietà di Schnitzler, si interessò molto alle sue opere. Doppio sogno lascia intendere fin dal titolo che, in questo senso, non fa eccezione.

Di cosa parla Doppio sogno. I protagonisti sono una coppia sposata, Fridolin e Albertine. Lui medico in un suo studio privato, lei madre e donna di casa. Sono giovani, belli, genitori felici. La vicenda occupa 114 pagine, srotolandosi nell'arco di un paio di giorni. Tutto ha inizio il giorno successivo ad un ballo in maschera, il primo a cui avessero mai partecipato. Non hanno modo di parlare dell'esperienza fino al giorno successivo, dopo che la bambina è stata messa a letto. Appena entrati nella sala dove si teneva il ballo, entrambi erano stati “accalappiati” da strani personaggi, che tuttavia li avevano presto lasciati liberi; allora marito e moglie si erano ritrovati al buffet e avevano intrapreso una commedia della seduzione, come se si fossero appena conosciuti, per poi amarsi appassionatamente una volta tornati a casa, con foga tale come non accadeva da tempo. Tornando sui ricordi del ballo però, le figure dalle quali erano stati sfiorati assumono «l'ingannevole parvenza di occasioni perdute». Questa parte, questo dialogo tra marito e moglie, è la parte che davvero ho amato di questo libro, quello che a mio parere riempie di valore l'opera: la conoscenza della psicologia umana di Schnitzler emerge clamorosamente, dato che riesce a dipingere con maestria le complesse dinamiche che possono scatenarsi in una stabile vita di coppia.
«Si scambiarono domande ingenue eppure insidiose e risposte maliziose e ambigue; a nessuno dei due sfuggì che l'altro non era in fondo sincero e si sentirono, così, inclini a una moderata vendetta. (...) Tuttavia dalla leggera conversazione sulle futili avventure della notte scorsa finirono col passare a un discorso più serio su quei desideri nascosti, appena presentiti, che possono originare torbidi e pericolosi vortici anche nell'anima più limpida e pura, e parlarono di quelle regioni segrete che ora li attraevano appena, ma verso cui avrebbe potuto una volta o l'altra spingerli, anche se solo in sogno, l'inafferrabile vento del destino.»
Marito e moglie si confessano le rispettive attrazioni provate per altre due persone durante una vacanza in Danimarca. Nessuno dei due sembra risentirsi troppo – si promettono persino di farsi subito simili confidenze, in futuro –, salvo che poi i pensieri di lei cadono sulle precedenti avventure amorose di Fridolin, e quando lui le dice: «In ogni donna – credimi, anche se può sembrare una facile affermazione – in ogni donna che credevo di amare ho sempre cercato te; ne sono convinto più di quanto tu possa capire, Albertine», succede questo:
Ella sorrise triste. «E se anch'io avessi avuto voglia di cercarti prima in altri uomini?»
Una sola frase capace di esprimere la battaglia silenziosa che, consapevolmente o meno, si combatte in molte coppie. Perché spesso uno dei due è, per così dire, più esperto in amore e l'altro si sente per questo svantaggiato, vivendo la circostanza quasi come una minaccia, un pericolo. Non dimenticherò mai Albertine per queste parole e quel sorriso triste.

Ma, in effetti, è alla fine di questa conversazione che il “doppio sogno” ha inizio. Nonostante sia già notte inoltrata Fridolin viene chiamato a soccorrere un paziente in fin di vita e Albertine resta sola nel letto matrimoniale. L'uscita di Fridolin segnerà l'inizio di una notte assurda, in cui capiterà ma soprattutto cercherà un'avventura dopo l'altra che, a causa di innumerevoli circostanze, riuscirà solo a sfiorare. La figlia del paziente, una prostituta diciassettenne, uno strano ballo in maschera segreto dove le donne si spogliano completamente. Fridolin scopre di essere arrabbiato con Albertine per il desiderio folle che aveva provato per il giovane danese ed è quasi determinato a tradirla, eppure non ci riesce. Nel mentre lei sogna davvero, e fa un sogno lungo e orribile in cui tradisce ripetutamente il marito, lo condanna a pene umilianti e dolorose e deride le sue difficoltà. Alla fine Albertine e Fridolin si raccontano tutto e, tra un pianto ed una carezza, ritrovano il loro posto l'uno accanto all'altra.

Eyes Wide Shut, 1999

Non posso spiegarvi nel dettaglio perché ho amato così tanto quest'opera. Ritengo che per apprezzarla davvero sia fondamentale comprenderla e che per comprenderla è necessario aver vissuto abbastanza a lungo in una coppia da poter riconoscere e capire i comportamenti di Albertine e Fridolin. Anche nella coppia più felice e più tranquilla possono venire a galla desideri di evasione, trasgressione o semplicemente gelosie immotivate dettate da stupide insicurezze o momenti di crisi – crisi che, se affrontate con maturità e attraverso il dialogo portano ad una crescita della coppia, come infatti credo avvenga anche a Fridolin e Albertine. Insomma, lo trovo un libro intenso, quasi geniale, complesso, arguto, sottile, capace di turbare e al contempo affascinare il lettore. Incapace di trattenermi l'ho letto in una sola sera e – devo ammettere – ne sono uscita leggermente provata.

Da quest'opera, a cui chiaramente do il massimo dei voti, Stanley Kubrick ha tratto il film Eyes Wide Shut, con una bellissima Nicole Kidman e Tom Cruise.

5 commenti:

  1. Ero curiosa e allora sono passata e che acquisto che ha fatto blogger! Stavo sfogliando il tuo blog e non so se mi sono innamorata di più del tuo modo di recensire o di ciò che leggi :3

    Schnitzler è una figura che ammiro molto, non l'ho mai letto (e probabilmente lo farò quest'anno perché questo libro mi ispira davvero tanto), ma è pur sempre l'autore che ha sviluppato la tecnica del monologo interiore, che è un metodo di narrazione che amo moltissimo. Intanto mi segno il titolo e mi ricorderò di controllare se lo abbiamo in biblioteca a casa, altrimenti è sarà di sicuro tra i primi acquisti del 2016.

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    1. Quanti complimenti, grazie di cuore! <3

      Sì, Schnitzler è un autore interessantissimo, io presi questo libro solo perché conoscevo il nome dell'autore, senza saperne nulla in particolare. Ma già dopo aver scoperto che le sue opere son legate alla psicoanalisi ho dato per scontato che fosse molto interessante, e infatti così è dimostrato. Sull'onda dell'entusiasmo sto già per ordinare qualcos'altro di suo :)

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  2. Me lo segno!
    So che grazie a te la mia wish list si allungherà a dismisura! :D

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  3. Assolutamente no!!! ^^ adoro scoprire nuovi titoli!

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