domenica 10 gennaio 2016

Libero chi legge #8: Paura della matematica


Peter Cameron (Pompton Plains, New Jersey, 1959) dal momento in cui lessi per la prima volta un suo libro divenne per me un'àncora di salvezza. Ho fatto in modo di avere sempre un suo libro da parte, pronto ad accorrere in mio soccorso quando niente andava per il verso giusto. Cameron è cresciuto tra la sua città natale in America e Londra, ma – almeno per come scrive – io lo ritengo inglese di natura. I suoi romanzi sono, a mio avviso, pura bellezza: ricorrono le stesse atmosfere, le sue storie sono ambientate sempre tra persone raffinate, colte, educate e con un riserbo di un'eleganza unica riesce comunque a sondare i lati più intimi e più profondi dei suoi personaggi. Oserei dire che è l'autore col quale entro in assoluto più in sintonia, col quale sento un'intesa assoluta e totale, se non altro per l'evidenza che ciò è accaduto con tutti i suoi libri, primo tra tutti Un giorno questo dolore ti sarà utile (nel cui protagonista mi sono riconosciuta al 100%). Da quel primo incontro sono passati ormai circa sei anni e a me resta, ahimè, un solo suo libro da leggere, Coral Glynn, che pare sia il suo capolavoro. Lo ordinerò subito e lo lascerò lì, sulla libreria, ultimo salvagente per i momenti di bisogno.

In realtà in questi giorni non dovevo salvarmi da nulla, semplicemente mi mancava la prosa di Cameron, e non ho resistito, e ho tirato giù dallo scaffale il suo Paura della matematica. Si tratta di una raccolta di racconti scritti negli anni '80, divisa in due parti. La prima contiene un solo racconto intitolato Il mondo del ricordo, che parla di un ragazzo cresciuto coi nonni paterni poiché la madre era morta poco dopo la sua nascita ed il padre, pazzo di dolore, aveva deciso di allontanarsi da tutto; questo povero ragazzo non ha mai sentito da parte dei nonni un calore materno o paterno, ma percepiva anzi un sottile rancore per la perdita del figlio tanto amato. Eppure lui, invece, non ce l'ha con nessuno e quando il padre, a 77 anni e in punto di morte, lo cerca perché vuole vederlo è contento di avere quest'occasione.
«Immagino che ci si possa sentire abbandonati da qualcuno che non si è mai conosciuto veramente, immagino che si possa soffrire per la perdita di qualcosa che non si è mai avuto, ma la strana consapevolezza che avevo di me stesso mi impediva di provare l'una e l'altra cosa. (...) Eppure lui piangeva e si stringeva a me, e io non capivo se quel suo bisogno disperato fosse semplicemente il bisogno di una presenza qualsiasi o del sangue del suo sangue. Ero felice di essere l'una o l'altro. Oppure entrambi.»
La seconda parte è più “ricca” e di racconti ne contiene ben sei.

Memorial Day parte dal gesto di scavare la polpa di un pompelmo con un cucchiaio speciale, che porta con sé oltre al sapore del frutto i ricordi dell'estate precedente, e diventa il pretesto per rappresentare le disfunzioni di una famiglia. Il protagonista è un ragazzo di sedici anni che ha smesso di parlare perché non accetta il divorzio dei genitori, e non accetta il nuovo compagno di sua madre, un ventinovenne che lui giudica un ragazzino. Dal momento che ha smesso di parlare, ha preso a scrivere un sacco di lettere. Risponde ad ogni tipo di annunci, ma soprattutto parla coi carcerati.

Poi c'è quello che dà il titolo all'intera raccolta, Paura della matematica, incentrato su una giovane donna, Julie, che – per così dire – ha perso la bussola con cui orientare la propria vita. Fuggita da un'esistenza che già la stava facendo sentire in trappola, chiusa in un paese tranquillo con un fidanzamento stabile che presto sarebbe sfociato in un matrimonio, molla tutto e si trasferisce a New York con l'intento di frequentare dei corsi al College e dare una svolta importante al proprio futuro. Per accedere a questi corsi però deve frequentare un corso preliminare di matematica, materia in cui è assolutamente negata, e superare l'esame conclusivo. A dare le lezioni c'è un professore alle prime armi, che non ha mai insegnato prima e che, col pretesto di chiederle come se la fosse cavata le strappa un invito a cena. Lei accetta ed in un attimo si ritrova a frequentare questo tizio, che la incoraggia e con pazienza le spiega e le ri-spiega gli argomenti previsti dal corso fin quando non è sicura di avere le idee chiare. Tuttavia Julie sembra aver agito tanto d'impulso da non essere pienamente consapevole delle scelte che sta facendo, ed una volta terminate le lezioni lei e l'insegnante si rendono conto che oltre i numeri c'era ben poco a tenerli insieme. Ruolo importante anche in questo racconto lo rivestono i genitori, qui due pensionati che girano il Paese, comprano abitazioni o edifici semi-distrutti, ci lavorano e li rimettono a nuovo, ci abitano per un po' e poi ripartono – finché la madre non si stanca di questa vita movimentata e decide di separarsi dal marito, si vedrà col tempo se momentaneamente o per sempre. Julie sembra incapace di accettare che i genitori soffrano, non vuole che i ruoli si scambino, lei è la figlia ed è lei che va coccolata e protetta. Quando ha l'impressione che la madre stia per piangere, finge di non accorgersene e si concentra su qualcos'altro.

In Qualche scena del «Lago dei Cigni», al secondo posto nella mia personale classifica di gradimento di questi racconti, tornano due dei temi cari a Cameron: compaiono una coppia omosessuale e la nonna del protagonista. Il racconto si svolge per lo più nell'appartamento della nonna, dove Paul si trova per farle compagnia mentre i genitori sono in crociera. Ha invitato a stare da loro il suo fidanzato, Neal, dicendo ovviamente alla nonna che si tratta di un semplice amico. Il racconto si apre in cucina, dove i ragazzi stanno preparando dei funghi al curry per cena e la nonna continua a chiedere com'è che si chiama quella strana pentola. Wok, le dicono. Pur non contando più di una decina di pagine, questo racconto riesce a comprendere la dolcezza di questa nonna che inizia a dimenticare troppe cose, l'amore taciuto tra Paul e Neal, che in quella cucina s'incrina e in un teatro si spezza. Di questo racconto mi restano il profumo dei fiori di lillà fuori e l'odore di curry dentro, Neal che cucina sempre a petto nudo perché cucina con passione e suda, le mani di Neal che dopo aver lavato i piatti hanno lo stesso odore di quelle della nonna, un contatto sommesso sul balconcino della cucina, con una vista che se non ci pensavi era anche bella, e le parole che galleggiano nella semi-oscurità intorno al piccolo tavolo. Nei racconti di Cameron, i protagonisti hanno con le nonne un rapporto molto più intimo e sincero che coi genitori.

Segue Compiti a casa, che più ci penso e più sono sicura che sia il racconto di questa raccolta che preferisco, e credo dipenda dal fatto che il diciottenne che ne è protagonista mi abbia ricordato tanto il mio amato James Sveck di Un giorno questo dolore ti sarà utile. Michael non va a scuola da qualche giorno, ma nonostante questo si assegna da solo complesse equazioni matematiche. Tutti pensano che sia depresso per la recente morte di Keds, il loro cane, e lui trova assurdo che nessuno riesca a capire che si sentisse così anche prima.
Sto elaborando un nuovo problema: trova il valore di n tale che n più qualsiasi altra cosa nella vita ti faccia sentire felice. A che cosa equivarrebbe n? Trova n.
Anche Lavori strani mi è piaciuto moltissimo: la protagonista è una donna che fa fatica a riconoscere una propria individualità, al punto che parla in prima persona e nessuno ne dice mai il nome. Vive col compagno e la figlia di lui, Violet, ed ogni settimana l'ex moglie, Judith – un'antropologa senza il minimo gusto nel vestire – passa da loro per prendersi la figlia. La protagonista li osserva e non riesce a combattere il senso di distacco che prova. Sembra incerta sui sentimenti del compagno nei suoi confronti, o comunque avrebbe bisogno di qualche prova in più da parte di lui per sentirsi importante; non sa parlare il linguaggio dei bambini e Violet resta per lei una piccola creatura aliena. Pensa a se stessa e non sa se c'è qualcosa che la possa definire come persona:
Il problema era che tutti avevano questi riti: Keith che si faceva la barba di sera, che la mattina faceva i piegamenti, che beveva succo di pomodoro prima di cena e trovava sempre lavori strani; e Judith, che aveva lezione il lunedì, il mercoledì e il venerdì e che programmava minuziosamente i finesettimana da trascorrere con Violet; e perfino Violet, che danzava come una selvaggia quando fiutava i primi fiocchi di neve, perfino lei, con l'avocado che andava e veniva e con quei suoi giochi stagionali con Keith: tutti avevano determinate cose che li definivano, che li tenevano insieme. Cercai di pensare a quel che facevo io: se per caso festeggiavo qualcosa o mi lavavo i capelli in qualche modo particolare che avesse una bellezza o un significato tutto suo. Ma non ricordavo con esattezza come mi lavassi i capelli.
A concludere la raccolta c'è Scorrimento veloce in cui Patrick si ritrova a dover recitare la parte del fidanzato di una sua cara amica, Alison, davanti alla madre morente di lei. Alison gli rivela il suo intento solo dopo aver viaggiato a lungo in macchina verso il Maine e lui, nonostante la sua ritrosia a mentire, non riesce a rifiutarsi, soprattutto non davanti a quella donnina esile e fragile che con gli occhi lucidi gli rivela tutta la sua felicità per questa prospettiva. Alison e Patrick poi non si frequentano per un paio di mesi, rincontrandosi nel bagno di una casa piena di gente e di musica la notte di Capodanno. La vasca è piena di acqua e di ghiaccio e dentro ci galleggiano un sacco di bottiglie di champagne. Alison gli racconta che la madre è morta, che lei va in psicoterapia e che la psicologa le ha spiegato che sta lottando con un senso di colpa per aver mentito a sua madre. Beh, sposiamoci davvero allora, suggerisce Patrick ed entrambi sorridono divertiti. Le bottiglie di champagne erano state comprate in mille posti diversi per poi finire insieme in quella vasca. Era una cosa carina da pensare.



Non che ce ne fosse bisogno, ma questa raccolta è stata l'ennesima conferma del mio amore per questo autore. Mi stupisce e colpisce ogni volta la sua capacità di rendere perfettamente l'idea delle emozioni che scorrono sotto la pelle dei suoi personaggi, e questo senza mai spiegarle ad alta voce ma solo dipingendo in tenue tinte pastello delle atmosfere che si trasmettono direttamente dal testo all'animo del lettore. A me, almeno, succede così. Ho veramente adorato questa raccolta, le cui storie sono a mio avviso una più bella dell'altra, connotate dalla consueta cifra stilistica di Cameron, inconfondibile e di classe come poche. Dato l'entusiasmo che ho manifestato, credo sia superfluo sottolineare che vi consiglio questo libro così come, in generale, tutta l'opera di Cameron. I racconti sono comunque un ottimo modo per approcciarsi ad un autore che non si conosce, tanto per sondare se può o meno rispecchiare i propri gusti.

Fatemi sapere se condividete o meno il mio amore per Peter Cameron, e se anche voi avete avuto Paura della matematica.

2 commenti:

  1. Sono passata a curiosare e adoro già il tuo blog!
    Di Cameron ho Un giorno questo dolore ti sarà utile, in attesa sul comodino. Mi sa che sarà uno dei prossimi che leggerò.

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    1. Sì, non rimandare, è un libro bellissimo! Sono felice che il blog ti piaccia, grazie di esser passata :)

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